Intervento del Presidente del Gruppo Legno Arredo Angelo Fantin
Un saluto innanzitutto ai colleghi presenti, ai componenti il direttivo provinciale della categoria che hanno contribuito all’organizzazione della manifestazione, ai relatori che ringrazio per la loro disponibilità.
Ho il compito di introdurre l’argomento che abbiamo messo al centro di questa edizione di Futurlegno: come vediamo la formazione nel nostro settore e come vorremmo che fosse.
Farò prima una breve introduzione sulla situazione attuale del settore e poi parlerò di formazione e di un altro progetto a cui teniamo molto.
Il settore del legno-arredo costituisce un comparto rilevante per l’intera industria manifatturiera italiana, sia dal punto di vista quantitativo, sia dal punto di vista qualitativo, grazie al suo contributo all’immagine internazionale del Made in Italy.
Pur essendo un paese certamente non ricco di risorse forestali economicamente utilizzabili, l'Italia è il quarto produttore mondiale nel mercato dell'arredamento, dopo Stati Uniti, Giappone e Germania e detiene inoltre il primato nelle esportazioni mondiali di mobili.
Con 83 mila imprese, 411 mila addetti e un fatturato complessivo di oltre 38 miliardi di euro, di cui quasi il 32% deriva da vendite all'estero , l'industria del legno-arredamento costituisce uno dei settori di punta del Made in Italy. L'intera filiera legno-arredo realizza oltre il 5% della produzione manifatturiera italiana, quasi quanto l'industria automobilistica e contribuisce per circa il 17% al saldo commerciale del manifatturiero.
Anche a livello provinciale, il legno-arredo rappresenta un’industria fondamentale per il sistema economico: i dati disponibili mostrano un comparto che costituisce il principale settore manifatturiero della provincia (oltre 27 mila dipendenti nel 2003) e che è ai primi posti quanto a crescita dell’occupazione (+1,8% nel 2003 rispetto al 2002) e a previsioni di assunzione (1.141 posti previsti per il 2004). E, come noto, il distretto di Treviso-Pordenone è ormai il polo italiano più importante della filiera legno-arredo.
La leadership italiana e trevigiana è frutto di un'intensa attività di progettazione e di innovazione, con ingenti investimenti non soltanto in tecnologia produttiva e impianti ma anche in comunicazione, distribuzione e design. La qualità estetica e stilistica rappresenta il fattore di caratterizzazione più importante e strategico per le imprese italiane, offrendo un vantaggio competitivo difficilmente colmabile dai concorrenti internazionali.
I dati preconsuntivi del 2004 indicano un settore in ripresa, tra i pochi del Made in Italy a non risentire eccessivamente della congiuntura stagnante in Europa e del rafforzamento della competizione da parte dei paesi a basso costo del lavoro: per l’intera filiera i dati evidenziano una crescita del fatturato del 2,7% rispetto al 2003.
Le prospettive future appaiono incoraggianti: come evidenziano le previsioni degli istituti di ricerca , il mercato mondiale del mobile si presenta in forte crescita, essendo previsto un aumento del commercio internazionale di mobili da 64 miliardi di dollari nel 2003 a 72 nel 2004, a 76 nel 2005. In Italia, il tasso di espansione della produzione dovrebbe attestarsi, nel 2005, attorno al +1,7%.
Pur restando inattaccabile il ruolo e l’immagine di paese leader nel settore del legno-arredo, i produttori italiani devono oggi fare i conti con uno scenario competitivo profondamente mutato per la comparsa di nuovi attori sui mercati internazionali. La competizione dei paesi asiatici sui mercati internazionali sta avendo un impatto dirompente nella fascia medio-bassa del mercato, mentre resta ancora limitato nella fascia medio-alta e pressoché nullo nel segmento alto.
Lo sviluppo dei paesi emergenti, insieme alle caratteristiche strutturali del settore potrebbero rappresentare, in futuro, un ostacolo al consolidamento della posizione competitiva raggiunta. In quest'ottica, la qualificazione delle risorse umane e la crescita delle competenze tecniche e stilistiche rappresentano un fattore competitivo fondamentale per poter sostenere il nuovo contesto competitivo e aggredire le nuove aree di mercato dell’estremo oriente .
La formazione è fondamentale anche per il nostro settore, lo ripetiamo da anni ed alcune cose qui a Treviso sono già state fatte, pensiamo per esempio ad alcuni dei corsi di laurea che trovano sede nella nostra provincia e che interessano direttamente il nostro settore: quello in tecnologia del legno, organizzato dall’Università di Padova, e cofinanziato dalla Provincia e quello in disegno industriale organizzato dall’Università di Venezia e cofinanziato dalla Camera di Commercio.
A Brugnera poi, in provincia di Pordenone, c’è l’IPSIA, un istituto tecnico sicuramente apprezzato per la formazione nel settore ma che riesce a coinvolgere esclusivamente i ragazzi dei comuni circostanti, in quanto troppo dislocato rispetto alle linee di trasporto pubbliche. Ed anche il progetto che sta portando avanti la Provincia di Pordenone che mira a potenziarlo e trasformarlo in un campus, anche con eventuale residenza per i ragazzi, molto difficilmente potrà coinvolgere ragazzi di 15 anni, troppo giovani per poter pensare ad una permanenza fuori della famiglia.
Noi riteniamo che il compito che svolge l’IPSIA di Brugnera sia importante ma non sufficiente. Se vogliamo confrontarci con un altro settore, il metalmeccanico, sicuramente importante per la nostra provincia e che non voglio sminuire, non è pensabile che gli istituti tecnici con indirizzo meccanico siano presenti in quasi tutti i principali comuni della provincia e non ce ne sia almeno uno, dico uno, collegato al nostro settore.
Per l’importanza e le prospettive che continua ad avere il settore del legno arredo è necessario che anche nella nostra provincia trovi sede una scuola che fornisca una preparazione tecnologica di base sulle tematiche del legno e della sostenibilità ambientale e sia di raccordo con la formazione universitaria.
Un nuovo diploma che dovrebbe offrire competenze soprattutto attorno a tre temi: il legno, l’ambiente e la tecnologia e che dovrebbe essere proposto da un istituto scolastico accessibile da tutto il territorio provinciale.
Una proposta formativa per colmare il gap attualmente esistente in provincia tra la scuola secondaria di primo grado e l’università e per offrire ai ragazzi e alle loro famiglie un ciclo formativo completo che comprenda diploma e possibili corsi di laurea collegati.
Una proposta formativa dopo la scuola dell’obbligo per avere successo, deve, a nostro avviso, tener conto anche del modo di pensare delle famiglie, e deve pertanto indicare non solo gli eventuali sbocchi professionali ma anche i possibili percorsi universitari dato che la scelta a 15 anni, lo sappiamo, è sempre molto complicata.
Ci rendiamo conto che questa proposta arriva in un momento piuttosto complicato della scuola, siamo nel bel mezzo di una riforma che per diversi aspetti non sappiamo ancora bene come sarà applicata. Abbiamo comunque al tavolo rappresentanti del mondo scolastico e delle istituzioni che spero abbiano le idee un po’ più chiare di noi. A loro chiedo se questa nostra esigenza può trovare spazio nella riforma scolastica e se soprattutto può essere concretizzata in tempi ragionevoli. Non lo nascondo, noi pensiamo all’anno scolastico 2006 – 2007 e sappiamo che i ragazzi delle medie devono fare la scelta entro il mese di gennaio, non abbiamo sicuramente molto tempo a disposizione.
Intendiamo cogliere l’occasione di questo incontro e la presenza delle istituzioni per confrontarci anche su un’altra proposta. Nel 2003 è stato sottoscritto un Patto per lo Sviluppo del Sistema Trevigiano del Legno Arredo che prevede tra i vari progetti anche quello della costituzione di un Polo per riportare in un unico contesto le attività pubbliche avviate o da avviare nel settore.
Il Patto è stato riconosciuto dalla Regione e come tale ammesso a poter eventualmente usufruire dei finanziamenti previsti dalla Legge Regionale sui Distretti che prevede contributi in conto capitale che possono arrivare fino al 40% della spesa prevista.
Qui però il condizionale è d’obbligo perché il progetto per poter essere realizzato ha bisogno del progetto esecutivo, del piano dettagliato di spesa, di sapere come viene finanziato, oltre all’eventuale contributo della Regione, è un progetto quindi tutto da definire ma che vogliamo rilanciare perché lo consideriamo di assoluta importanza per il futuro del nostro settore.
In provincia alcune iniziative pregevoli sono già state avviate per dare una risposta ad alcuni problemi della categoria, iniziative proposte dalle Associazioni di categoria e sostenute dalle Istituzioni, in particolare da quelle oggi qui rappresentate, Provincia e Camera di Commercio. Mi riferisco in particolare al Corso di Laurea in Tecnologia del Legno a cui abbiamo già accennato e al CERT, il laboratorio di certificazione e test, nato per le prove sui serramenti che ha ampliato il suo intervento diventando un punto di riferimento importante per tutto il settore e con un raggio d’azione che va ben al di là della nostra provincia.
Queste iniziative devono, secondo noi, oggi, fare un salto di qualità, uscire da quella situazione di provvisorietà che per alcuni aspetti ancora le condiziona ed essere inserite in un progetto coordinato in sinergia tra di loro. Pensiamo al corso di laurea che più o meno ogni anno ha difficoltà a trovare una sede idonea o al CERT che la sede ce l’ha ma con costi di affitto che incidono notevolmente sulla sua attività.
L’andamento dell’economia internazionale, la concorrenza a cui è sottoposto il nostro territorio e le nostre imprese ci impongono di fare sistema, di fare rete, di lavorare in sinergia. Diversamente rischiamo di disperdere quanto di positivo è già stato fatto, di non utilizzarlo al meglio e soprattutto di non riuscire a promuovere quella cultura assolutamente necessaria per il futuro delle nostre attività.
Da qui è nata la nostra proposta di dar vita ad un progetto per riportare in un unico contesto le varie iniziative avviate a supporto del settore. L’obiettivo è di creare un Polo didattico imperniato sui temi della sostenibilità della produzione e dell’impiego del legno al cui interno possano trovare spazio non solo il CERT ed il Corso di Laurea in Tecnologia del Legno ma anche altre iniziative da avviare a supporto delle imprese e degli abitanti di questo territorio.
Nel Polo dovrebbero rientrare anche:
L’individuazione di un bosco, in un’area possibilmente vasta, in cui piantare specie arboree autoctone per essere coltivato a fini produttivi e contemporaneamente diventare un’area verde fruibile da tutta la popolazione;
l’allestimento di una xiloteca: abbiamo la fortuna di poter avere a disposizione una raccolta di tavole di specie legnose, forse unica in Italia, di proprietà attualmente di un privato che intende cedere, che si è anche impegnato con noi a non vendere ad altri, ma che se non gli presentiamo una proposta concreta in tempi rapidi rischiamo di perdere;
l’allestimento di un museo dei prodotti della filiera legno e delle attrezzature per la lavorazione del legno per ricreare nei ragazzi e nei cittadini un’identificazione con il proprio ambiente naturale e con la propria storia.
Su questo progetto del Polo abbiamo riscontrato un certo interesse da parte di tutte le istituzioni a cui l’abbiamo presentato. Ora bisognerebbe anche cominciare a pensare seriamente a dove realizzarlo, come realizzarlo e con quali risorse.
In sintesi e per chiudere, il settore legno-arredo costituisce un settore produttivo articolato e vitale, in grado di offrire un solido contributo alla crescita economica e sociale del territorio e che offre prospettive occupazionali, potenzialità d’investimento e opportunità di sviluppo delle competenze personali che ormai altri settori, anche a livello locale, hanno perso.
Questo, a maggior ragione, sarà possibile se riusciamo ad operare, associazioni di categoria ed istituzioni, pur nei propri ruoli, in una logica di insieme e in sinergia.
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